
Nel mio limitato immaginario il percorso di un giovane di sinistra parte da tendenze naturali di anarchia, passa a piccoli vagiti comunisti meditati sotto la scuola dell'obbligo - leggasi un Super-io generalizzante e politically correct - raggiunge piena maturità nella moderazione che accetta lo status quo e finisce col ripetersi come un mantra che 'in media stat virtus'. A me sembra di star viaggiando in senso inverso, verso forme anarchiche calcolate perché devono muoversi all'oscuro di uno Stato che dà sempre lo stesso volto e che alla fine vince sempre lui. O probabilmente è solo confuso il mio immaginario sul giovane di sinistra. Fatto che sono un elettore di sinistra che mai scriverebbe a un giornale per dichiarare il proprio scontento, che non riesce a scorgere alternative al lamento intermittente, che pur vergognandosi ad ammetterlo gioca più o meno consapevolmente anche contro se stesso quanto a coerenza e stile di vita. Bah.
Ieri sera a otto e mezzo uno scrittore - di cui non ricordo il nome - presentava il suo libro di critica al '68 da sinistra. Cose da Robespr, con la differenza che i suoi interventi passavano al vaglio delle controtesi immediate e molteplici dai toni colti e spesso pretenziosi (del tipo, ed è Merlo di Repubblica, il fallimento è tuo personale caro il mio scrittoruncolo). Michele Serra accettava il fallimento della generazione del '68 (taceva su quella del '77 non chiamata in causa) e ne trovava i motivi nell'incapacità di creare una forma di autorità in cui identificarsi da sostituire a quella della chiesa. O della famiglia, o del padre, o della borghesia liberale aggiungo io: tutte istituzioni fatte a pezzi dalle Grandi Narrazioni nel Novecento, su cui ci siamo giocati un 28 piuttosto che un 29 o un 30 sul libretto, e che adesso tornano a farsi sentire armate di pietre. Messa così non c'è futuro per una sinistra, in Italia e in Europa almeno. Semmai è da temere in quanto palestra dei pochi figli di borghesi che formeranno le destre di domani. A questo punto 'Vorrei aggiungere un messaggio positivo ma non ce l'ho, vanno bene lo stesso due messaggi negativi?' (Woody Allen)
La presentatrice che sostituisce la Armeni per la stagione estiva, una giovane sui trentanni scelta da Ferrara - viva i giovani, soprattutto se scelti da Ferrara... -, chiudeva la puntata senza riuscire a finire correttamente la frase, per cui mi regalava una perla: "e soprattutto...eccetera". E che 'soprattutto eccetera' sia, perché il dopoguerra 'soprattutto eccetera' mi sembra sia stato.
Potrei postarlo su Robespr non fosse morto e non fossi imbarazzato dalla troppe cazzate che vi ho lasciato scritte.

Dovrebbe andarsene subito, ma non ne ha voglia. E' un anarchico pigro. Ha appena piazzato una bomba immaginaria sotto la seggiola del suo capo. Ha urlato dentro la sua testa qualche sconcissima offesa contro il sistema. Con una matita spuntata ha scritto volantini, piccoli pezzi di propaganda copincollati da vecchi slogan anni sessanta sopra rotoli di carta igienica usati che ha subito provveduto a cancellare nello scarico di un cesso. Ora canticchia felice e beato la sua sovrana anarchia. Che bello nutrirsi di un sogno, che bello, che bello. Si aggiusta la cravatta, si mette in tiro in attesa della riunione delle sei. Se fosse furbo se ne andrebbe di corsa. Se fosse furbo, invece è così pigro e incosciente. Le gambe gli fan troppo male quando si muove di fretta. Una volta si è fatto scoprire mentre guardava di traverso una collega rompiballe. Ha rischiato grosso. Persino di essere escluso dal tavolo dei colleghi in pausa pranzo. Per fortuna sa come sfuggire a questi rischi. Aggiustare le cose, alleggerire le tensioni. Raccontare barzellette. Che ridere quel giorno, che ridere. Il capo sputava tutto il pane dalla bocca dal ridere. E i colleghi, ammirati. Di ritorno dalla pausa pranzo tutti a circondarlo e rendergli onore. Che bravo impiegato, preciso e rigoroso, uno dei migliori. E che portamento, che raffinata eleganza. Un uomo da sposare. Ah se sapeste, signore mie. Quello che scrivo di voi, quello che penso. Quello che faccio, quando non mi vedete. Quante volte, tornando da pranzi pasciuti e gloriosi come questo, guardare il quadrato di cemento e vetro e studiare la resistenza delle strutture, la posizione delle colonne portanti, gli spazi che definiscono le gerarchie, in vista del grande botto che porrà fine a tutte le ingiustizie. Ma è un anarchico pigro, si aggiusta la cravatta di fronte allo specchio del bagno. Se fosse furbo scapperebbe. Tra poco comincia la riunione delle sei e lui sa già cosa aspettarsi. Il capo farà il solito consuntivo di fine anno, parlerà degli obiettivi raggiunti e da raggiungere. Annuncerà il nuovo direttore guardandolo dritto negli occhi. Applausi, baci, complimenti, barzellette. Tutto così prevedibile e scontato. Ah, signore mie. Se sapeste.

A te che ti scrivi, a te che ti leggi. A te che ti rileggi e a volte ti risenti. A te che ti lamenti, e di che ti lamenti? A te che stai bene tu, sei così fortunato. Un ragazzetto fortunato, coi tuoi amici assenti, i tuoi miti tristi, le sigarette sempre a portata di bocca, un tetto sulla testa e la testa sulle spalle. Ti auguro di commettere gli stessi errori, e peggiori. Ti auguro di trovare altri miti morti che non possano deluderti mai. Nuovi radiosi e interessati complimenti. Nuove fortune cadute dal cielo per disprezzare fortune migliori. Un posacenere pulito per ogni stanza in cui scriverai. Nuove buone notizie di cui ridere, che le cattive le conosci già a memoria. Nuovi progetti progettabili e nuove sentenze da sputare sul piatto in cui mangi. Nuove banalità da inventare. Nuovi lavori a misura d'imbecille, soffici ingranaggi in cui dormire sereno, padri rotti da infangare con le tue parole ingrate. Nuove vetrine in cui nasconderti. Ti auguro di ripetere gli stessi sforzi verso ridenti chimere. E morire tutte le sere. Perderti infinite volte, non ritrovarti mai. E scoprire dove si arriva alla fine di un perdersi qualunque. Auguri, auguri, tanti cari auguri, di tutto cuore.

Quando abbasso gli occhi su questa fica fottuta di puttana sento tutto il mondo sotto di me, un mondo che barcolla e precipita, un mondo usato e levigato come il cranio di un lebbroso.
Se ci fosse un uomo che osasse dire tutto quel che ha pensato di questo mondo, non gli resterebbe un piede quadrato di terreno su cui stare in piedi. Quando un uomo si fa avanti, il mondo gli crolla addosso e gli rompe la schiena. Ma ne restano in piedi sempre troppe, di colonne, troppa umanità purulenta perchè fiorisca l'uomo. La sovrastruttura è una menzogna e le fondamenta sono una paura trepidante.
Se a intervalli di secoli compare un uomo con uno sguardo disperato, affamato, nell'occhio, un uomo capace di rovesciare il mondo per creare una razza nuova, l'amore che egli porta al mondo si muta in bile ed egli diviene un flagello.
Se a volte incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che son pagine di un uomo alle corde, un uomo a cui non resta altra difesa che le parole e le parole sono sempre più forti della menzogna, peso schiacciante del mondo, più forti di tutte le ruote e i cavalletti che i vili inventano per infrangere il miracolo della personalità.
Se un uomo mai osasse tradurre tutto quel che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, quel che è veramente verità, io credo allora che il mondo andrebbe infranto, che si sfascerebbe in frantumi, e nè dio, nè accidente, nè volontà potrebbe mai radunare i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo.
(Tropico del cancro, trad. di Luciano Bianciardi)


Interrompiamo la consueta programmazione di frizzi, lazzi, rancori e buoniconsigli per annunciare al gentile pubblico una trista novella: anche quest'anno, Babbo Natale è morto. Scendendo agilmente come d'uopo dallo stretto camino di un cottage norvegese, il vecchierello barbuto è stato colpito da una raffica di mitra esplosa da un giovine dodicenne ansioso di verificare la portata dell'arma appena regalatagli dal padre, imprenditore di una ditta di sanitari di Trescate, Brianza. Il bimbo, sconvolto, è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Il padre, orgoglioso, ha immediatamente sostenuto la necessità di allargare ai minorenni il diritto alla legittima difesa per 'garantire il rispetto della proprietà privata contro gli extracomunitari rossi seguaci di marx'. Il mondo ha reagito con sincera partecipazione alla dipartita. La Endemol ha aperto anche quest'anno un reality in diretta televisiva intercontinentale per determinare, tramite le regole ormai consolidate della democrazia del televoto, colui che dovrà sostituire il simpatico babbone nella notte magica della Natività. Il pubblico di 'Scegli il tuo Babbo Natale_ ediz. 2006', numeroso e partecipe, sembra per ora indirizzare le sue simpatie verso un barbone milanese sofferente di meteorismo, ma la lotta per il titolo è appena cominciata e nelle prossime ore si annunciano ulteriori sorprese. E voi cosa aspettate a partecipare? Il Natale ormai è alle porte. Interrompete per qualche minuto la vostra foga consumistica e date nuove speranze a tutti i bambini del mondo. Telefonate al numero in sovrimpressione! Divertitevi con una sana dimostrazione di libertà d'espressione! I più fortunati godranno di una fornitura gratuita per un anno di Coca Cola. Buon Natale e, mi raccomando, state sintonizzati... in attesa del prossimo Babbo.
Cometa è caduta quaggiù da chissaddove, piccola luce in uno spazio viola, le mani lucide piene di anellini di plastica e metallo e qualche romantico rimorso tra le pieghe della gonna arancio. Il suo giocattolo preferito abita lontano ma ha dei begli addominali e braccia dolci quando ti stringono. Questa sera lo vedrà lo bacerà, si coccoleranno senza sprecare parole. Un bacio e poi un altro, nella macchina di lui. Le cose brutte che scivolano via mentre fingono un amore sincero. Oggi il suo capo gliene ha dette tante, cose brutte che fanno venire il mal di stomaco, sguardi cattivi delle colleghe e silenzi imbarazzanti in attesa delle sei. E' caduta a terra senza far rumore come cometa invisibile. Le hanno detto che si veste male, i clienti sono scontenti. E poi quella storia del cattivo odore. Quale modo volgare, provinciale, per chiamarla zoccola. Una volta avrebbe risposto, si sarebbe alzata e andata via senza pentimenti. Oggi ascolta tutto senza fiatare. Seduta alla scrivania finge di fissare il rumore dello schermo per non sentire il male della caduta. Non smetterà di essere colorata. Non smetterà di amare chi le pare. E nessuna stella di cartone oscurerà la forza scintillante della sua scia.
Mangiando roma, le strade bagnate, le cicche per terra, i piedi nell'acqua, la roma da mangiare, i tassinari abusivi, i tassinari furbetti, trastevere, alessandra mussolini, il cimitero degli inglesi, i lanceri di montebello appesi al vento sull'altare della patria, giggetto, caravaccio, le cose, le cose...
I palazzi romani, puliti e belli, la colonna traiana, i cavalieri di malta, i cessi di san pietro, la tomba di gramsci vicino a shelley e keats e al figlio di goethe, ci ha già pensato pasolini, due euro di presenza, diamo due euro di presenza, la lazio vince il derby e intanto è morto pinosciè, cazzo è morto pinosciè, che si può dire? che si può fare?
La roma da mangiare, la roma dei turisti, il papa ha acceso l'albero di natale, il tabaccaio senza voce non smette di parlare, piazza del gesù e viale botteghe oscure, la renault quattro parcheggiata in via Caetani, come allora.
Non c'è tempo devo andare.
Non c'è più tempo per imparare. Ho i piedi bagnati e ho tanta, troppa fame.
